venerdì 20 febbraio 2015

Il Pancarrè (al latticello) di Giacoma



Da tempo, troppo tempo, dovevo pubblicare questa ricetta della mia cara amica Giacoma Vitale (con la quale mi scuso) ma svariati motivi mi hanno impedito di trovare il tempo da dedicarle. Adesso spero di aver recuperato. Grazie mille Già!!!

Mio fratello Roberto è come le nonne di una volta, prova un enorme e sincero piacere nel vederti mangiare e gustare i piatti, devo dire spettacolari per quantità e qualità, che lui stesso prepara appositamente per te; (LUI poi si fa dodici ore di palestra e smaltisce, IO accumulo impietosamente, ma questa è un'altra storia...)

È solito tornare dai suoi viaggi, brevi o lunghi che siano, con souvenir commestibili, facendo incetta ovunque lui vada di quantità spesso industriali di specialità gastronomiche del luogo.

E non poteva che confermare tale sua prerogativa anche qualche giorno fa, quando per lavoro ha dovuto recarsi a Napoli, assentandosi per qualche ora e portandosi dietro inspiegabilmente un trolley vuoto... di rimando ai nostri sguardi interrogativi, ha replicato "porto qualche mozzarella", noi: "non esagerare", raccomandazione, sapevamo, inutile :) il trolley è difatti tornato a Palermo stracolmo di prelibatezze campane: sfogliatelle, babà, pastiera, mozzarelle di bufala, compresa un'enorme "zizzona", hanno trionfato per una sera sulla nostra tavola, deliziando i nostri palati e riempendo all'inverosimile le nostre panze :) unico sopravvissuto alle nostre fauci, alla fine della serata, il latticello delle bufale che, per chi non lo sapesse ma credo siano veramente in pochi, è il latte che fuoriesce al taglio delle mozzarelle, restando il più delle volte inerte sul piatto, in attesa di una provvidenziale "scarpetta" che lo salvi da una fine più ingloriosa :D


Ma prima che tutti partano di scarpetta, mi torna in mente di aver letto da qualche parte di impasti fatti proprio col latticello ;) e allora penso bene di metterlo da parte, conservandolo in un barattolo di vetro dentro il frigo, viste le temperature di questi giorni ( ho letto poi che si può anche congelare...).

Nel frattempo, quindi, chiedo lumi ai miei amici pasticcioni e, anche dietro consiglio di Gigi, decido di utilizzare per l'impasto che andrò a fare, oltre il latticello, pochissimo lievito, constatando poi che in effetti i tempi di lievitazione non si sono allungati, complice anche il caldo suppongo, e soprattutto che il lievitato ne ha guadagnato in sapore e profumo :)

Ed ecco a voi la ricetta per un pancarré morbido e profumato al latticello, ottimo sia per il dolce che per il salato, buon appetito!



Per uno stampo da 30 cm., altezza 10 cm.


500 g di farina (200 g manitoba, 300 g "00" per pizza)
150 g di latticello (conservato 2 gg in frigo)
150 g di acqua
2 g di lievito di birra fresco
5 g di miele
7 g di sale

Al mattino ho fatto un poolish mescolando brevemente in una ciotola 100 g di manitoba presa dal totale, più 100 g di latticello (ho preso solo la parte liquida, rimettendo in frigo il restante), più il lievito e il miele; ho coperto con pellicola e messo in frigo per 7/8 ore.
Ho uscito dal frigo il poolish, facendolo raddoppiare a temperatura ambiente, ci sono volute circa due ore.
Ho messo nell'impastatrice la farina restante, ho aggiunto il poolish, avviando la macchina, poi metà dell'acqua, il sale, la restante acqua, il latticello (la parte più grassa rimasta); ho incordato, fatto a palla e messo in una ciotola oliata coperta con pellicola a lievitare.

Dopo un paio d'ore circa, al raddoppio, ho capovolto l'impasto e fatto due giri di pieghe a tre; ho fatto riposare per una ventina di minuti coperto, poi ho steso a rettangolo, ho formato a pancarré arrotolando dalla parte più lunga ben stretto, ho messo nello stampo con la chiusura sotto, mettendo a lievitare coperto con pellicola.

Quasi al raddoppio, ho messo in forno già caldo a 180 gradi per 40/45 minuti, spolverizzando la superficie di semola.

Ho sfornato e fatto raffreddare fuori dallo stampo su gratella.
Si conserva avvolto in carta forno dentro un sacchetto per freezer.


Dedico questa ricetta a Gigi, ringraziandolo per la sua cortese disponibilità.

Un piccolo chiarimento: in realtà il "latticello" sarebbe il siero, il latte cioè intrappolato nella mozzarella. Il buttermilk (latticello in italiano) è il prodotto di scarto dalla produzione, per centrifugazione della panna, del burro e la salamoia è il liquido di governo. Quello usato nella ricetta è appunto il siero.

Una Pasticciona a Identità Golose

Che vi credete? Siamo dei blogger seri noi! Abbiamo anche l'inviata speciale! Mille e mille grazie a Francesca Belli che ha voluto scrivere per noi della sua partecipazione in quello che di sicuro è stato un vortice di profumi, esperienze, conoscenze e meraviglie.

Si è appena conclusa l'undicesima edizione di Identità Golose, congresso internazionale degli chef che si tiene ogni anno a Milano e vede coinvolto il gotha mondiale. Il tema di quest'anno, "Una sana intelligenza", da un lato è in linea con quanto tracciato nelle precedenti edizioni, dall'altro sicuramente anticipa parte delle tematiche che ci vedranno coinvolti all'Expo che si terrà a Milano tra un paio di mesi. Come dice l'ideatore di Identità Golose, Paolo Marchi, "l'intelligenza sta tutta nella capacità di star golosamente bene mangiando salute", una sintesi perfetta. Anche l'edizione 2015 ha coinvolto i più grandi cuochi italiani e stranieri in un tourbillon di interventi e show cooking davvero impressionante. Alcuni chef, ammettiamolo, ormai sono vere celebrità che con le loro apparizioni televisive hanno davvero influenzato il modo di concepire anche quotidianamente la preparazione di un pasto. Oggi anche la casalinga abituata a predisporre un pasto per ciurme di familiari affamati cade nella trappola dell'impiattamento e del dover presentare un piatto bello, da mangiare con gli occhi oltre che da gustare con gli altri sensi. A questo hanno contribuito le numerose trasmissioni televisive e mediatiche aventi a tema il food e certamente gli innumerevoli eventi legate a tale ambito. I cuochi hanno un altro compito proprio in virtù del loro potere mediatico: ora devono comunicare anche salute, sia nel piatto grazie alla ricerca di ingredienti di stagione, sia nel cercare di nutrire e preservare il nostro pianeta. Devono convincere il pubblico che una cottura prolungata rischia di alterare le proprietà degli alimenti e distruggerne i principi attivi nutrizionali. Passare da un periodo da onnivori a uno da vegetariani o vegani non significa nutrirsi con piatti tristi da dieta estrema, mangiare sano non è punitivo!

Fatte tali premesse, devo ammettere che a scrivere di Identità Golose narrando i vari interventi degli chef o contemplando singolarmente i vari argomenti trattati, il rischio di cadere nel tranello della retorica o dell’ennesima ripetizione in stile copia-incolla di quanto già scritto da altri e dall'ufficio stampa dell'evento stesso è davvero alto. Ecco perché, per evitare di farmi influenzare nella stesura del mio scritto, ho deciso di non leggere nulla di quello che chi mi ha preceduto ha già pubblicato on line, ma di partire dalle mie emozioni ovvero da tutto ciò che mi ha colpito e impressionato o commosso di questa edizione.

 



Essendo la terza volta che partecipavo, diciamo che gli attacchi da selfie compulsivo con gli chef incontrati e l'emozione nell'intrattenersi con loro in una conversazione non sono stati così forti da farmi perdere gli interventi che si sono svolti nelle varie sale. Certo, in questi casi il dono dell'ubiquità sarebbe fantastico perché è risultato davvero difficile destreggiarsi tra i numerosi interventi in ognuna delle sale della fiera. Se deciderete di partecipare, ricordatevi sempre di scaricare con largo anticipo il programma e di tracciare una personale scaletta delle priorità. E' impossibile seguire tutto perché c'è sempre l'imprevisto, persone da salutare e foto assolutamente da scattare. Questo mi porta a spendere due parole sulle ormai famose famigerate food bloggers che invadono gli spazi del MiCo. In un evento dove molti partecipano anche per incontrare, per farsi vedere, per farsi fotografare, intervistare e per scambiarsi contatti e apparire, le food bloggers danno quel tocco di glamour che non guasta mai. Sono fashion food bloggers, nella gran parte dei casi. Come facciano ad essere quasi tutte magre, considerando il numero folle di assaggi cui sono sottoposte, è un mistero peraltro non meno inspiegabile di come queste stakanoviste del post riescano a correre da un punto all'altro a caccia di foto su tacchi da sfilata e spesso in look da red carpet e a rifugiarsi in sala stampa per poi produrre in pochi minuti recensioni, foto ritoccate e commenti da postare su ogni genere di social. Le food bloggers sono forze della natura.

Un piattino di prelibatezze e un bicchiere di ottimo vino in mano non mancano mai a Identità Golose. Se pensate di assaggiare tutto quanto vi viene proposto, beh digiunate almeno tre giorni prima. Anche perché è tutto favoloso e appetitoso e quasi certamente prodotto dalla mano di un top chef e magari prima di riassaggiare simili rarità passerà un po' di tempo. Quest'anno alle dieci del mattino assistevo alla semifinale in cui si sfidavano dieci giovanissimi chef per il talent San Pellegrino di fronte ad una super giuria stellata e avrei dovuto assaggiare ben dieci piatti essendo nel parterre. ..Il baccalà la mattina, per quanto cucinato bene, può risultare indigesto! Invece vi racconto dell'emozione e dei visi puliti di questi ragazzi che mi hanno commosso così come i loro abbracci alle fidanzate e ai familiari mentre attendevano il verdetto. In giuria, che nomi!! Dalla Bowerman a Cedroni, Cerea, Oldani, Iaccarino, Cracco. Questi giovani volti inseguono il loro sogno e non temono di sacrificarsi per rincorrerlo! Bravi, un applauso commosso di fronte alle loro lacrime e anche a quelle della bravissima e competente oltre che a me personalmente molto simpatica conduttrice, Francesca Romana Barberini, noto volto del Gambero Rosso Channel.

Beh, mi sono commossa anche tuffandomi in un mare di praline e di assaggi cioccolatosi, mentre volavo da uno stand all'altro per incontrarmi con varie amiche. Mi ha emozionato, anzi direi turbato, incontrare dal vivo per la prima volta un personaggio la cui mamma era amica della mia un po' di anni orsono, un mio conterraneo in verità dai modi un po' spigolosi ma davvero un grande Massimo Bottura pluristellato e pluriincoronato chef dell'Osteria Francescana di Modena. I suoi interventi nei tre giorni di Identità hanno generato code pazzesche all'entrata delle sale dove si esibiva coi suoi piatti. Assistere in prima persona alle sue lezioni è davvero esaltante, anche nelle lezioni di vita quotidiana volte al recupero di quanto viene generalmente scartato perché "si butta troppa roba”, dice, “e ci vuole un gesto di umiltà e di generosità”. Così con le bucce di patate e pastinaca si ottengono ottimi passatelli da fare in brodo, dopo averle essiccate e unite all'impasto e pure affumicate per insaporire il brodo stesso. Con le banane mature quasi marce si ottiene un inverosimile gelato, lui lo chiama pesto di cemento, da aromatizzare con habanero tostato e distillato di banana, sino ad arrivare alla creazione di un dolce con le briciole di pane raffermo fatte caramellare e croccantare nello zucchero. Certo a noi paiono follie forse.. ma tra un po' riprenderò anche il tema della follia, vedrete.

Lo stesso Bottura ha chiuso con il suo intervento a Identità di Pasta la tre giorni di Identità Golose sperimentando meraviglie per il palato, come un trittico di primi piatti con dei ravioli in brodo di alzavola ripieni di anguilla cotta sottovuoto nella sua gelatina, una volta eliminatane la parte grassa. Ecco questi non sono riuscita ad addentarli ..l'anguilla mi crea qualche problema, lo ammetto pur essendo cresciuta tra i canali della campagna modenese. Ho apprezzato invece gli spaghetti cotti in un'acqua di basilico, con una leggera crema al parmigiano e pinoli, insomma degli spaghetti al pesto senza pesto, un volo pindarico riuscitissimo. Per ultimo uno spaghetto mascherato da lasagna, ottenuto dopo aver cotto e frullato gli spaghetti stessi e averne colorato l'impasto con pomodoro, con parmigiano e biete sino ad avere una lasagna tricolore che verrà fritta e servita con un ragout battuto al coltello e una crema di parmigiano. Anche una tradizionalista emiliana come me ammette che questa lasagna ha un perché: merita una standing ovation.
 
A proposito di follia, Viviana Varese ha aperto il suo intervento con queste parole: "La creatività è uscire fuori dagli schemi. La follia è il mezzo per farlo”. Una Viviana emozionata ma seria mentre ha illustrato i fattori di successo della sua impresa e ha presentato la squadra che l'accompagna nella routine di gestione del suo ristorante Alice presso Eataly. Una squadra che contempla anche una realizzatrice di sogni ..ecco mentre Viviana illustra i suoi piatti dai nomi romanzeschi e Disneyani, tipo il Cappellaio Matto, un cous cous di spaghetti che in realtà sono frutto di innumerevoli preparazioni prima di arrivare al risultato finale e sono pertanto tutto fuorché semplici nonostante i fantasiosi nomi. Il pubblico è muto e attento e curioso di assaggiare questi quadri colorati, i suoi piatti, peraltro quasi tutti senza glutine anche perché "una cucina sempre più sana è il futuro dell'alta ristorazione" come afferma Viviana. I suoi gnocchi colorati, sei colori e sei diverse preparazioni, piatto intitolato Follia, sono più fotografati di un attore famoso. E lei gentilmente ci omaggia pure di un flaconcino contenente un mix di 7 tipi di pepe che sono la base della sua acqua al cacio, il fondo degli gnocchetti colorati. Per non parlare delle tagliatelle di Cicerone, rigorosamente gluten-free, con farina di ceci e un tripudio di sapori nel condimento, dalla cipolla cotta a bassa temperatura al baccalà. Insomma avrete capito che il pomeriggio chiusa a Identità di pasta mi ha lasciato estasiata e un bel due kg di ricordi sulla pancia... Anche se l'alternativa in contemporanea era un susseguirsi di lezioni sui dolci! Perché non è finita. Vi lascio con un altro grande intrattenitore nonostante fosse influenzato, Davide Scabin del Combal Zero di Rivoli, che ci lascia increduli preparando una matriciana perfetta in pentola a pressione risparmiando tempo, sale - noi italiani ne usiamo 4 volte di troppo-, e soprattutto acqua. Con una tale cottura si utilizza l'82% di acqua in meno che moltiplicato per il consumo pro capite italiano di pasta l'anno ci porterebbe a risparmiare ben 17 miliardi di litri d'acqua.. Scettici? Provateci, era eccezionale. Come Scabin invita gli italiani a ricredere nel loro gusto e i ristoranti anche di fascia bassa di emozionare i clienti col cibo, un altro grande chef americano, Mr Tony Mantuano da Chicago, ci ricorda che noi italiani dobbiamo aver cura dei nostri prodotti eccellenti e unici, dobbiamo preservare il buon nome del nostro cibo che è fonte di parte della nostra ricchezza e non permettere che venga malamente imitato. Non ho citato molti altri momenti o interventi, sarebbe troppo lunga. Alla prossima. E' una promessa.

mercoledì 18 febbraio 2015

Polpette-burger Golose con Carciofi

Metti che ti piacciono da impazzire i carciofi e li vuoi mangiare in un modo nuovo. Metti che hai una moglie che ha delle alzate di ingegno che spesso e volentieri ti lasciano a bocca aperta. Metti pure che come piatto è facile e veloce da fare... sono un uomo fortunato.
Ricetta di mia moglie, che ha aperto il frigo e ha creato, così... semplicemente.


Ingredienti:
400g di carne tritata di bovino
100g di mortadella
50g di formaggio grattugiato
8 fette di pane in cassetta (circa 150g)
3 uova
4 carciofi
sale
pepe
olio evo




Procedimento:
Mondare i carciofi dalle voglie esterne più coriacee, tagliare le punte e aprire a metà: all'occorrenza eliminare la barba interna e immergerli, man mano che li si pulisce in acqua acidulata con succo di limone. Sgocciolarli uno alla volta, tritarli grossolanamente e farli saltare in padella con un filo d'olio, salarli a fine cottura. Bagnare il pane in cassetta, dopo averlo nettato dalla crosta, strizzarlo e metterlo in una ciotola con i carciofi, la carne tritata, la mortadella, anch'essa tritata e le uova leggermente sbattute con sale e pepe. Amalgamare il tutto e formare delle polpette che andrete a schiacciare per ricavarne dei piccoli hamburger. Disponeteli, man mano che li formate, su una teglia ricoperta di carta forno e terminate ogni singolo hamburger con una spolverata di formaggio grattugiato.
Infornate a 220°-230° fino a cottura, ricordandovi di girarli dopo una decina di minuti.

Buon appetito!
Romy (e Gigi)

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Orecchiette alle Melanzane, Pinoli e Pistacchi




Anna Simbula ci ha regalato una nuova delizia!
La foto dice già tutto e non voglio farvi perdere tempo, vedo che avete già l'acquolina in bocca

Ingredienti:250 g. di melanzane
300 g. di pomodori cuore di bue
una manciata di pinoli
una manciata di pistacchi
sale affumicato Danese
caciotta di pecorino fresco
olio evo q.b.
1 spicchio di aglio
un piccolo scalogno

Procedimento:
Lavare e asciugare le melanzane, togliere delle strisce di buccia dalle melanzane, tagliarle a rondelle, friggerle in pochissimo olio evo in una padella antiaderente, asciugarle con della carta assorbente dall'olio in eccesso, salare con il sale affumicato. Sbollentare per 1 minuto i pomodori, spellarli, privarli dai semi e tagliarli a dadini. Far dorare l'aglio con lo scalogno, aggiungere i cubetti di pomodori, far saltare pochi minuti, salare con il sale danese. Far tostare leggermente la frutta secca. Lessare le orecchiette in abbondante acqua salata, scolarle, condirla con la dadolata di pomodori, la frutta secca tostata, le melanzane e il pecorino grattugiato a scaglie.

Buon appetito!

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Pasta al Pesto? Si, ma a modo mio!


Se vi state scervellando su cosa preparare per pranzo o cena... benvenuti nel mio stesso club! Gira che ti rigira, chi come me ha la giornata giá piena con il lavoro in ufficio, con tutti i migliori propositi non riesce sempre a trovare la voglia di elaborare un pasto. Il suggerimento che vi do non fará altro che occupare un po' di posto nel vostro frigo per qualche giorno, se volete conservarlo, o portarvi via meno di 5 minuti per preparare un primo piatto dal sapore eccezionale che metterá d'accordo tutti. Come ogni ricetta casareccia non ha dosi ben definite, si va a gusto e a occhio, sentitevi liberi di migliorarla secondo il vostro palato e non dimenticate di farci sapere! Siamo sempre curiosi di quello che ne pensano i nostri amici dopo aver provato le ricette che leggete qui.


Ingredienti per il "pesto":

1 mazzetto di basilico

olio evo
timo fresco
erba cipollina
pecorino grattugiato
mandorle
sale
pepe
buccia di limone grattugiata
un paio di cubetti di ghiaccio
un pizzico di paprika

Altri Ingredienti:
speck
provolone piccante a scaglie
pasta corta, che possa accogliere bene il pesto
1 cucchiaino di doppio concentrato di pomodoro ogni 2 persone

Tutti gli ingredienti per il pesto andranno nel vostro mixer che dovrá essere azionato a pulsazioni fino ad ottenere una crema abbastanza liquida. In una padella successivamente riscalderete dello speck a dadini, senza alcun condimento, fuori dal fuoco aggiungete il pesto, la pasta al dente e le scaglie di provolone. Fate saltare ben bene, in modo da far amalgamare tutto. Impiattate e servite.

Facile e veloce no? Per il sapore, garantisco io ;-)
Gigi

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Panini alla Ricotta


La nostra cara amica Anna Simbula ci ha fatto dono di una ricetta che fa venire l'acquolina solo a guardare la foto! Sono dei panini con un cuore di ricotta, semplici e veloci da preparare quanto gustosi da mangiare! Vi lascio alla ricetta, buon divertimento e buon appetito!

Ingredienti:
600 g.di farina Manitoba

250 g. ricotta di pecora
60 g. di zucchero
1 cucchiaino di sale
1 bustina di zafferano
2 bustine di lievito secco
50 g. di acqua
160 g. di latte

Procedimento:
Mettere nella planetaria la farina, aggiungere il lievito sciolto nell'acqua, il latte e il sale lavorare bene per un quarto d'ora. Solo alla fine aggiungere la ricotta e lo zafferano lavorare ancora un pochino. Lasciare riposare l'impasto per una mezz'ora. Formare delle palline da 60 g. mettere nel centro della pallina un cucchiaino di ricotta chiudere bene. Posizionare in una teglia ricoperta di carta forno, far lievitare fino al raddoppio. Cuocere in forno preriscaldato a 170°C per 10- 15 minuti.

Ciao a tutti!

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lunedì 15 dicembre 2014

Le Pasticelle di Natale


Natale in casa Lenzi (no, non è un remake della celebre commedia di Eduardo) non si riesce a festeggiare se non vengono preparate centinaia di "pasticelle" da regalare ad amici e parenti, ma soprattutto da sbranare in famiglia. Da un paio di anni mio suocero Eduardo, (non quello della commedia, un altro) ringrazia di cuore gli ingegneri della Kenwood per aver realizzato (e me per averlo comprato) il passaverdure da montare nella planetaria. Perché fino a qualche anno fa era lui a dover passare a mano chili e chili di castagne lesse. Per tutto il periodo delle feste sembrava Popeye, ma da un braccio solo... poi si sgonfiava e tornava ad avere il regolamentare fisico da ragioniere.

Dovete incominciare almeno un paio di giorni prima per dar modo al ripieno di raffreddarsi e maturare. Mi raccomando!

Ingredienti per 70 Pasticelle circa

Ripieno:
500 g di castagne lesse
500 g di cioccolato fondente
175 g di zucchero
la buccia di 4 mandarini, grattugiata
250-300 ml di caffè (circa 12 tazzine)

Sfoglia:
1.5 kg di farina, io ho usato la Miracolo del Molino Grassi
120 g di zucchero
300 ml di olio d'oliva
150 ml di brandy
400 ml (circa) di vino bianco o vermouth

Lessate le castagne in abbondante acqua fredda, potete usare sia quelle fresche, sbucciate, che quelle secche o anche congelate. Non vi preoccupate della pellicina, verrà via, dopo, con un po' di pazienza. Passatele al passaverdure per avere una purea farinosa, molto sottile quasi impalpabile, motivo per il quale vi sconsiglio mixer e frullatore, Ottenuto lo sfarinato aggiungete la buccia di mandarini, lo zucchero e il cioccolato fuso a bagnomaria e impastate con il caffè caldo per ottenere un impasto morbido e compatto. Lasciate raffreddare, poi sigillate il contenitore e mettete a maturare in frigo.

La sfoglia deve essere preparata al momento, non deve riposare e deve essere conservata, durante la lavorazione in un contenitore ermetico onde evitare che si secchi.
Miscelare la farina con lo zucchero e versare a filo l'olio seguito dal brandy. Aggiungere il vino fino ad ottenere un impasto grezzo e sodo, al tatto deve essere setoso e non duro, ma comunque compatto.
E' arrivato il momento di tirare fuori la sfogliatrice o, se volete, il matterello: sarà un lavoraccio con quest'ultimo, vi avviso! Tutto quello che rimane da fare adesso è di raffinare e sfogliare l'impasto, quindi: stendere, ripiegare, stendere, ripiegare e ancora stendere, ripiegare e stendere fino ad avere una sfoglia liscia dello spessore di 1 mm. Lo spessore può variare secondo il vostro gusto: più spesso si avrà un prodotto finale più morbido, più sottile e aggiungerete la croccantezza alle vostre pasticelle.
Stesa la sfoglia andrebbe poi coppata con l'apposito attrezzo, ma è possibile farlo anche con un tagliapasta rotondo da 10 cm, si deposita al centro una piccola noce di ripieno e si chiude con un un'altra sfoglia, aiutandosi con un po' di albume di uovo, e cercando soprattutto di far uscire tutta l'aria, onde evitare inaspettate "esplosioni" durante la frittura. Secondo tradizione andrebbero decorati con i dentini, che possono essere incisi con un coltellino a punta e ripiegandoli alternati a quelli dritti... guardate le foto che è meglio... Tutti gli scarti possono (e devono) essere reimpastati per tirare fuori altra sfoglia, fino al consumo di tutto il ripieno, a questo punto gli avanzi possono essere interpretati come frappe o anche come struffoli, che, se ben cavati, si gonfieranno a meraviglia.
Friggere poche pasticelle per volta, in olio di semi caldo, ma non fumante e decorare, una volta freddi, con zucchero a velo. Se avete la bocca d'amianto (e lo stomaco pronto a tutto) assaggiatene uno caldo, goduria enorme ma con possibili effetti... ehm... "indesiderati" se ne abusate. :D

Con questa ricetta, io e tutti gli Apprendisti Pasticcioni, vi auguriamo un Buon Natale!


Un grazie sentito a mia suocera Teresa, per la ricetta e per aver speso 2 ore del suo tempo a pasticciare con me (mi ha fregato il grembiule però...)

Con questa ricetta partecipo al contest di Molino Grassi

domenica 14 dicembre 2014

Pan di Kronos con salsiccia e friarielli

 
E' difficile ricominciare a scrivere dopo tanti mesi di stop, quindi mi scuso se non avrò la verve alla quale vi eravate abituati. Se vi state chiedendo come mai c'è stata questa lunga pausa, beh questo è un altro discorso: impegni lavorativi e casalinghi e dopo alcuni "avvenimenti" poca voglia di dedicarmi al blog. Ma lasciamo da parte questo discorso e dedichiamoci alla ricetta!
Si ricomincia grazie a Valentina Venuti e al Molino Grassi che danno ai foodblogger l'opportunità di provare le loro nuove farine della linea QB.
A me è toccata la Kronos e devo dire la verità... ne sono entusiasta! Ne ho tirato fuori un pane un po' particolare, dal sapore amarognolo come piace ai "mangiafoglie"

Ingredienti:
500 g di farina QB Kronos del Molino Grassi
400 g di acqua
2 g di lievito di birra secco
1 cucchiaino di malto d'orzo
10 g di sale
200 g di pasta di salsiccia
200 g di frijarielli già saltati.

Per prima cosa preparate i frijarielli e la pasta di salsiccia come descritto qui: Pizza Ripiena: Salsicce e Frijarielli e lasciate raffreddare. Nel mentre dedicatevi al pane.

Areate quasi tutta la farina (conservatene un cucchiaio) nella ciotola e versate, mentre la foglia gira, circa 340 ml di acqua. Assicuratevi che tutta la farina sia idratata, fermate l'impastatrice e coprite con un canovaccio. Lasceremo in autolisi per circa 1 ora.
Dalla restante acqua versate 2 dita in un bicchiere e scioglietevi il sale, tenete da parte per ora.
Versate l'acqua che vi è avanzata in una ciotola, scioglietevi il malto e il lievito di birra secco e, mescolando, il cucchiaio di farina tenuto da parte. Sigillate con pellicola e lasciate il tempo al lievito di attivarsi.
Non appena si presenterà della schiuma sulla superficie, il lievitino è pronto per essere incorporato all'impasto, quindi rimettete in moto l'impastatrice, con il gancio stavolta e versate il lievito riattivato.
Lavorate l'impasto fino a completo assorbimento e dopo un paio di minuti terminare con il sale.



Incordate bene l'impasto e solo allora procedete con l'inserimento dei frijarielli sminuzzati e della salsiccia. Quando saranno ben distribuiti, arrotondate con un tarocco (sarà un po' appiccicoso, ma non troppo) e mettete a riposare.
Io ho optato per il frigo, anche a causa del poco tempo a disposizione, ma soprattutto per far maturare un po' i sapori: riposo in frigo 20 ore circa e a seguire ulteriori 2 ore per farlo acclimatare.
Non appena ha raggiunto la temperatura ambiente l'ho sgonfiato e formato con due serie di pieghe a 3, arrotondandolo per poi arrotolarlo per infilarlo in un banneton per terminare la lievitazione a temperatura ambiente (circa 2 ore).
Nel frattempo ho preriscaldato il forno a 270° con dentro un bel pentolone di ghisa: ebbene si, mi piaceva l'idea di ritornare un po' agli albori e cuocerlo in pentola. Appena l'impasto ha raggiunto il punto di lievitazione ottimale l'ho scaraventato nella pentola (ma con delicatezza eh!) chiuso con il coperchio, sempre in ghisa, e rimesso in forno abbassando la temperatura a 250°
Dopo 20 minuti ho scoperchiato e ho lasciato cuocere altri 40 minuti a 220°, gli ultimi 10 a spiffero.
Dopo essermi accertato, bussando sul fondo, che fosse cotto l'ho lasciato in piedi nel forno per farlo asciugare ancora un altro po'... e poi non ho resistito e l'ho aperto. Per il sapore vi dovete fidare di me, ma era lievemente amaro, grazie ai frijarielli, così come volevo, l'aspetto potete vederlo dalle foto. E' rimasto morbido per una settimana, non ha nemmeno accennato ad asciugarsi, poi è finito... non so dirvi se si sarebbe mantenuto morbido ancora ;)




Con questa ricetta partecipo al contest di Molino Grassi



venerdì 8 agosto 2014

Pizza al piatto con autolisi, biga e tuorlo

Lunga pausa, per un nuovo esperimento!

Avevo bisogno di tempo, una pausa di riflessione. Così, ho voluto staccare la spina, allontanandomi da tutto, lievitati compresi, non avevo la testa da dedicare a nuove sperimentazioni. Poi, all'improvviso, l'irrefrenabile voglia di pizza, una buona pizza italiana, mi ha portata a riprendere in mano nozioni e strumenti. È bastato un "quasi quasi preparo l'impasto della pizza", detto in confidenza a Gigi, per iniziare uno scambio di proposte alternative. L'idea è partita da Gigi che ha suggerito di preparare un'autolisi da far maturare in frigorifero una settimana ed una biga da aggiungere in seguito. Avendo visto, una sera, una puntata di "Piacere Pizza" di Antonino Esposito, dove aggiungeva un uovo all'impasto, ed essendo curiosa di provare, ne ho parlato con Gigi ed insieme, siamo arrivati alla ricetta finale. Devo ammettere di essere stata indisciplinata e di aver agito di testa mia in alcune fasi, ma il risultato è stato più che soddisfacente.

Ingredienti autolisi:

200 g di farina 0 
200 g di acqua

Ingredienti biga:

300 g farina
2 g lievito di birra compresso
132 g di acqua

Ingredienti impasto finale:

autolisi
biga
un tuorlo
10 g di sale
3 cucchiai d'olio

Procedimento:

Iniziate con l'autolisi. Mettete la farina e l'acqua in un contenitore capiente e mescolate bene con un mestolo di legno, fino ad amalgamare gli ingredienti. Coprite il contenitore con pellicola alimentare e lasciate riposare un'oretta prima di porlo in frigorifero. Dimenticatevene per 48 ore.

Procedete con la biga, il giorno dopo aver preparato l'autolisi. Impastate la farina, il lievito e l'acqua fino ad ottenere un impasto compatto. Non preoccupatevi se lo vedrete poco idratato e manipolabile, questa consistenza sarà giusta per compensare la fluidità dell'autolisi. Mettete l'impasto in un contenitore, copritelo con pellicola alimentare, lasciatelo lievitare un'ora a temperatura ambiente, prima di porlo in frigorifero per circa 12 ore.

Impasto finale. Trascorse le ore di riposo di autolisi e biga, ponete l'autolisi nella macchina del pane o nella planetaria, avviate il programma, aggiungete a pezzetti la biga e fate incordare (ci vorrà un pò di tempo, io ho dovuto avviare due volte il programma impasto della macchina del pane). Vorrei precisare che ho usato entrambi gli impasti, autolisi e biga, freddi, appena tolti dal frigorifero, secondo me, in questo modo, si evita il surriscaldamento dell'impasto con l'eventuale rottura della maglia glutinica. Una volta che autolisi e biga si sono amalgamati bene e che l'impasto si è incordato, aggiungere, poco per volta, il tuorlo d'uovo leggermente sbattuto. Una volta che tutto il tuorlo è stato assorbito, aggiungere il sale ed infine l'olio, sempre poco per volta.
Terminato il programma, trasferire l'impasto in un contenitore e lasciarlo puntare all'aria per 15 minuti. Trascorso il tempo, riprendere l'impasto e rilavorarlo. Rimetterlo a puntare per altri 15 minuti, rilavolarlo e rimetterlo a puntare per altri 15 minuti, sempre all'aria, senza coprirlo. Successivamente, dividerlo in panetti, io ne ho fatti 4 da circa 210 g l'uno. Pirlare i panetti, spennellarli con pochissimo olio e metterli tutti in contenitore leggermente unto d'olio. Coprire il contenitore con pellicola alimentare, lasciare lievitare un'ora a temperatura ambiente, poi porre in frigorifero per circa 9 ore. Un'ora prima di stendere la pizza, tirare fuori i panetti e lasciarli ambientare a temperatura ambiente. Scaldare il forno al massimo della temperatura, meglio se per un'oretta. Infarinare bene il piano di lavoro e la superficie del panetto e stendere assotigliando il centro e lasciando il bordo più ciccioso. Condire con salsa di pomodoro, salare leggermente, condire a piacere, mettere la mozzarella ed infornare al massimo della temperatura per circa 7 minuti.



Il piacere di questa ricetta non è stato solo il risultato ottenuto da una pizza dal gusto eccezionale, ma dal fatto che un'amica, Monica, ha voluto replicare ottenendo dei risultati sorprendenti, migliori dei miei, per questo le ho chiesto di poter pubblicare le sue foto! Ciò che vedrete vi invoglierà a provare, sicuro al 100%!!! ;)


Buon appetito!

Manù


giovedì 12 giugno 2014

Ravioli Verdi alla Ricotta

Ricetta, foto e introduzione di Giacoma Vitale.
E pensare che non amo tantissimo la ricotta, soprattutto nei dolci...e allora perché non provare qualcosa di salato? proprio quel giorno avevo preso al mercato una di quelle piantine di basilico dal profumo d'estate e … perché no?

Basilico e ricotta, mi pare un connubio perfetto :)

Con queste dosi mi son venuti circa 70 ravioli medi

Per il ripieno:

400 g di ricotta fresca
1 tuorlo
50 g di grana (regolarsi secondo il proprio gusto)
sale, pepe, noce moscata

Per la sfoglia:

100 g di farina 00
50 g di semola di grano duro
1 uovo
una decina di foglioline di basilico

Per il condimento:

pomodorini tipo datterino
aglio, olio d'oliva, sale, basilico
pinoli, grana

Per il Ripieno: il giorno precedente mettere la ricotta in frigo in un colapasta a perdere il siero; l'indomani unire alla ricotta ben asciutta il tuorlo, il grana, salare, insaporire con pepe e noce moscata e mettere qualche ora di nuovo in frigo.

Per la Sfoglia: frullare le farine con il basilico, impastare con l'uovo fino ad ottenere un impasto liscio, fare a palla e far riposare per circa mezz'ora avvolto in pellicola; dopo il riposo tirare una sfoglia sottile (io con l'aiuto di Nonna Papera ;) ).
Per formare i ravioli: con un coppapasta ricavare dalla sfoglia dei cerchi (io li ho fatti di circa 6 cm di diametro), mettere al centro di ognuno il ripieno di ricotta, eventualmente aiutandosi con un sac a poche, quindi chiuderli premendo bene i bordi; poggiare i ravioli via via su un vassoio cosparso di farina.
Per il Condimento: in una casseruola riscaldare dell'olio d'oliva con uno spicchio d'aglio privato della buccia e tagliato a metà; togliere l'aglio e unirvi i pomodorini tagliati a metà, qualche fogliolina di basilico spezzettata, salare, cuocere a tegame coperto per una decina di minuti.

Cuocere i ravioli in brodo vegetale, scolare e condire col sugo di pomodorini, cospargere con del grana e pinoli tostati e ... buon appetito :)

n.b. io li ho cotti il giorno dopo la preparazione, conservandoli in frigo ben spolverati di semola, coperti con carta forno.

Buon Appetito, Giacoma.

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martedì 27 maggio 2014

Soffici alla Ricotta


Ve la ricordate Alessandra Pagani? Esatto quella "pasticciona" che oltre a fare dei dolci superbi fa anche delle foto molto evocative. Ha colpito ancora. Con la ricotta che è il tema della raccolta, aperiodica e atipica, di questo periodo. Vi lascio alla ricetta, buona lettura!



• 300 g di ricotta ben asciutta
• 300 g di farina 00
• 300 g di zucchero semolato
• 3 uova intere
• 1 bustina di lievito vanigliato
• scorza di 2 arance e succo di 1 arancia

Setacciare la farina con il lievito. Setacciare la ricotta. 
Montare a spuma le uova con lo zucchero, poi aggiungere piano la ricotta. Profumare con la scorza grattugiata dell'arancia. Aggiungere la farina a cucchiaiate cercando di non smontare il composto .  Aggiungere un po’ per volta il succo dell'arancia (la quantità dipende dall’umidità della ricotta. Bisogna avere alla fine un impasto morbido, non liquido)  
Versare negli stampini o in uno stampo da ciambellone e infornare a 165°C fino a completa cottura da verificare con la prova stecco.
Su alcuni ho messo una piccola glassa fatta con succo di arancia e zucchero a velo, ma sono deliziosi anche solo con zucchero a velo.
Ecco qui, semplici e gustosi

Alessandra

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martedì 6 maggio 2014

Bavette con Asparagi


E' stagione di asparagi! E visto che non solo sono saporitissimi ma hanno anche proprietà depurative cosa c'è di meglio di una ricetta vegetariana (che può benissimo diventare anche vegana) per gustarli al meglio? Lo chef che ci ha suggerito questa ottima ricetta è Francesca Belli di 365GiorniChef che si è prefissata un grande obbiettivo: ricette da realizzare in 30 minuti o meno!



Ingredienti:
320 g di pasta formato bavette
1 mazzo di asparagi gr 400
50 gr di parmigiano grattugiato
30 g di pinoli
1/2 limone
rametti di maggiorana
olio extravergine di oliva
noce moscata
sale

Procedimento:
Porta una pentola d'acqua calda a ebollizione. Intanto, taglia la base degli asparagi, quella legnosa, circa 3 cm almeno, e scartala, quindi lava gli asparagi con cura e legali con dello spago da cucina. Sala l'acqua e tuffaci gli asparagi.  
Cuoci gli asparagi per 6 minuti, scolali con una schiumarola e butta la pasta nella stessa acqua. Se vuoi butta la pasta mentre cuociono gli asparagi, poi comunque li puoi estrarre facilmente. Tieni da parte le punte di asparagi, taglia i gambi e mettili in un frullatore.
Unisci il parmigiano, un cucchiaino di succo di limone, 4 cucchiai di olio, sale e noce moscata, i pinoli e un mestolo di acqua della pasta, non esagerare con l' acqua, piuttosto ne aggiungi se scarseggia!!. Frulla fino ad avere una salsa cremosa.  
Scola la pasta, versala nella terrina con il pesto, aggiungi le punte di asparagi e le foglioline di maggiorana. Mescola bene, per amalgamare gli ingredienti e servi con qualche pinolo.

Buon Appetito!

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lunedì 14 aprile 2014

Quiche Ricotta e Cicorie


Alle volte viene anche a me di essere pigro in cucina (sottolineo in cucina, perché in tutti gli altri campi sono pigro sempre) ma comunque voglio qualcosa di buono e gustoso. Stavolta ho espresso la mia pigrizia con una pasta brisè preconfezionata... e già vi vedo come un sol uomo a urlarmi "PENITENZIAGITE!!!" come il buon frate Salvatore (Ron Perlman) ne "Il Nome della Rosa"... 

giovedì 3 aprile 2014

Pane e Proteine (con mousse di lenticchie e pinoli)

Un nuovo autore, anzi autrice, si unisce a noi per arricchirci di esperienza e deliziarci di bontà. Nat ce la siamo studiata, coccolata e carpita ed eccola con un pane che è tutto un programma. 

Ecco la ricetta di questo pane:

350 g di farine/semola così composti:

  • 180 g farina integrale di farro, 
  • 100 g di semola Cappelli macinata a pietra, 
  • 70g di farina 0

210 g di acqua
100 g di Pasta Madre
1 cucchiaino e mezzo di sale rosa himalaya
1 cucchiaio di olio evo
Una tazza di mousse di lenticchie (lenticchie bollite fino ad asciugare l'acqua di cottura e frullate col mixer, con l'aggiunta di un pizzico di sale)
Pinoli quanto vi pare

E faccio così:
Peso e mescolo le farine verso le 19, aggiungo tutta l’acqua, mescolo e lascio il tutto a riposo per un’oretta scarsa. Aggiungo la PM e impasto a mano per qualche minuto, lascio a riposare ancora e nel frattempo preparo la cena… Dopo una mezz'ora riprendo l’impasto, aggiungo sale e olio, due manciate abbondanti di pinoli e la mousse di lenticchie, impasto e lascio di nuovo a riposare. Dopo cena lo sistemo sulla spianatoia e gli dedico due o tre pieghe a distanza di 40 minuti circa e dopo la serie di pieghe lo sistemo in un cestino da lievitazione ben insemolato, lo lascio in forno spento per tutta la notte… spengo le luci e vado a nanna. Al mattino, dopo 7/8 ore accendo il forno, capovolgo l’impasto bello lievitato su un foglio di carta da forno e inforno a 250 gradi in forno ventilato, e lascio cuocere i primi 10 minuti a 250, poi abbasso a 220 per altri 8/10 minuti, poi altri 8/10 minuti a 200 e gli ultimi 5/10 minuti a 180 gradi… ( se le pagnotte sono più di una il tempo si allunga in genere).




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P.S.: Non dimenticate che anche questo mese raccogliamo ricette! Il tema é: La Tradizione Pasquale!
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