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venerdì 24 gennaio 2014

Tajine di agnello con prugne, uvetta e cannella

Tajine bel barqoq, un gustoso dolce salato.

Se dovessi scegliere tra i vari tajine quello che preferisco, non avrei dubbi, scegliere questo. Adoro mischiare i sapori, soprattutto quando si tratta dell'abbinamento dolce salato ed in particolare amo alla follia la cannella, che metterei ovunque!

In Marocco è considerato un tajine di lusso che viene quindi principalmente destinato agli ospiti, in quanto gli ingredienti che si utilizzano sono piuttosto costosi: tanta carne e frutta secca. La ricetta che propongo qui è solo una versione delle tante che si possono preparare, utilizzando ad esempio albicocche secche, mandorle e noci. Gli ingredienti da evitare in questa ricetta sono prezzemolo, coriandolo fresco e pomodoro.

Ingredienti per 4 persone:
500 g di agnello
1 cipolla grande oppure 2 medie
2 o 3 spicchi d'aglio tagliati a fettine sottili o grattuggiati
28 prugne secche
un cucchiaino di curcuma in polvere
un cucchiaino di paprika dolce
la punta di un cucchiaino di zenzero in polvere
la punta di un cucchiaino di pepe in polvere
la punta di un cucchiaino di zafferano in polvere
una manciata di uvetta
un cucchiaino (abbondante) di cannella
1 o 2 cucchiai di zucchero
olio
sale

martedì 21 gennaio 2014

Tajine di manzo con verdura

Quello di Alessandro.

Alessandro è un cuoco, un amico conosciuto a Marrakech, dopo che ha deciso di trasferirsi con tutta la famiglia. È toscano e come tutti i toscani, goliardico. Ama ridere e fare battute, anche quando le situazioni giocano a suo sfavore.

Oggi, ha voluto onorarci con la ricetta del suo tajine di manzo, che non ha niente da invidiare ai tajine marocchini, al contrario, può insegnare.

Ingredienti per 2/3 persone: 

1/2 kg di carne a piacere, se manzo un taglio tipo da bollito andrà più che bene (da noi costa poco, in Marocco più delle bistecche...) 4 patate da tagliare a spicchi, 4/5 carote da tagliare a rondelle se grandi o in due se piccole, 4/5 zucchine da tagliare a metà per lungo, un paio di pomodori da tagliare a quarti, a piacere piselli o ceci o fagiolini. 1 grossa cipolla, spezie (curcuma, zenzero, cumino, paprika, zafferano) coriandolo tritato, mezzo bicchiere di olio, una tazza grande di brodo o acqua calda. 

Si fa rosolare la carne a pezzettoni assieme alla cipolla, si uniscono le carote e  a seguire tutte le altre verdure lasciate marinare qualche minuto con le spezie e il coriandolo, badando di accatastarle una sull'altra. Si sala a piacere e si aggiunge il brodo e si finisce di cuocere a fiamma bassissima per almeno un ora, con il suo coperchio. Una volta disposte le verdure sopra la carne, non si tocca più niente fino ad avvenuta cottura.


Se vi va di fare due chiacchiere con noi, passate a trovarci nel nostro gruppo su facebook Apprendisti Pasticcioni

martedì 1 ottobre 2013

Tajine di pollo con carote e uva passa

Noi mangiamo con le mani

Quando ero piccola, parecchi anni fà, i ristoranti etnici non erano così diffusi, si potevano contare sulle dita di una mano e sto parlando di Milano, neh! A quei tempi le persone non avevano voglia di sperimentare nuovi sapori, nuovi ingredienti, si rimaneva ancorati alle tradizioni, alla cucina nazionale, questo anche per colpa della poca informazione e del diffondersi di dicerie sulle diverse culture ed usanze, un esempio quello dei ci esi che si cibavano di vermi. A questo proposito, ricordo un viaggio che feci in Thailandia. In giro per le strade di Bangkok, si vedevano banchetti che vendevano cavallette fritte. Mi rifiutai di mangiarle, ma da quello che mi è stato detto, si tratta di un alimento gustoso e nutriente (lascio a voi l'onore di testarne la veridicità, io sono a dieta :D). Ricordo che una volta sentii mia madre affermare che gli africani mangiavano seduti per terra e con le mani, una cosa orribile per noi abituati ad usare tavolo, sedia e posate. Queste parole, in quel momento per me poco comprensibili, hanno continuato a risuonare per parecchio tempo, nella mia testa. Mi chiedevo il perchè di questi usi e costumi, come mai loro non mangiavano come noi, cosa li spingeva a rifiutare sedie e posate (ed è probabile che loro si stessero ponendo le stesse domande, pensando a noi).