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giovedì 19 settembre 2013

Alla salute!

Ritorno al passato

Vi siete mai chiesti come mai in un mondo che va verso il futuro, ci sono sempre più persone desiderose di tornare al passato? Eppure la tecnologia che avanza ci darebbe la possibilità di creare tutto, quasi dal nulla, con poche semplici mosse, di gustarci momenti piacevoli con un semplice click. Eppure...

Se mi fosse data la possibilità di scegliere tra futuro e passato, non avrei dubbi. Come mai? Potreste chiedervi. La risposta è semplice, come lo era la vita una volta. 
Noto già la differenza con le mie figlie, i giochi, le abitudini, la televisione, i cartoni animati... I bambini di oggi sono già sicuramente avanti rispetto a noi alla loro età, ma quello che manca loro oggi è la semplicità. La semplicità data dalle piccole cose, dalla natura, dal calore, dai gesti, da modi di fare e di vivere nel pieno rispetto di tutto ciò che ci circonda. La vita di campagna, questo ci vorrebbe, questo è quello che desidero, concepita come veniva vissuta una volta. Pochi attrezzi, niente paranoie, tanta salute e felicità. Sì, perché nell'ignoranza, non prendetela come un'offesa, ma nel vero senso etimologico della parola, si viveva meglio. Pensate voi che le donne di campagna erano munite di impastatrice high tech?! Che si facevano pippe mentali sul tipo di alveolatura ottenuta, sulla maglia glutinica, sull'incordatura e quant'altro?! Certo che no!
Eppure il pane di una volta era genuino, al punto che tanti panificatori di oggi conservano gelosamente vecchie ricette e le utilizzano ancora! Quindi mi chiedo, tutto questo futuro non ci sta facendo perdere di vista i veri valori della vita? Esistono ancora le riunioni familiari, in cui ci si ritrovava tutti insieme a tavola, una trentina di persone tra zii, cugini, cugini dei cugini, nipoti, pronipoti, nonni, bisnonni, solo per il piacere di ritrovarsi? 
Non so voi, ma a me non capita più, rendendomi, a volte, nostalgica.

lunedì 16 settembre 2013

Patata, riso e fiocchi di patate

Il pane arabo (khobz 'ldar)

Vivere in un Paese straniero, vuole anche dire cambiare le proprie abitudini, non solo culturali, ma anche alimentari. Noi italiani, amanti della pasta, adoriamo anche il pane, in tutte le sue forme e dimensioni. Immaginare una tavola italiana senza pane, è impensabile! Pensare ad un pane senza mollica, lo è altrettanto. Questo è stato il mio primo scontro con la cultura alimentare marocchina, la mollica. I marocchini, infatti, non la amano, preferiscono un pane basso e quando si trovano di fronte ad un pane alto, colmo di tanto benessere, la tolgono "lbeba (mollica in arabo dialettale) fa ingrassare, si accumula tutta suoi fianchi" Sarà anche vero, ma allora, visto che la tolgono, mi chiedo come mai, la maggior parte delle donne marocchine, hanno fianchi e sedere ben pronunciati!! Un mistero che neanche gli Angela, padre e figlio, potrebbero svelare.

Dieci anni fa (ammazza! è passato tutto questo tempo!!), quando vivevo nel Paese dei balocchi, trovavo nelle panetterie del pane basso e bianco, chiamato "pane arabo" ed ero convinta che fosse quello. Una volta sbarcata in Marocco, ho dovuto fare i conti con la realtà: il pane arabo è tutta un'altra cosa, il pane arabo è questo:

Pane con fiocchi di patate
Pane con acqua di cottura del riso