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lunedì 16 settembre 2013

Patata, riso e fiocchi di patate

Il pane arabo (khobz 'ldar)

Vivere in un Paese straniero, vuole anche dire cambiare le proprie abitudini, non solo culturali, ma anche alimentari. Noi italiani, amanti della pasta, adoriamo anche il pane, in tutte le sue forme e dimensioni. Immaginare una tavola italiana senza pane, è impensabile! Pensare ad un pane senza mollica, lo è altrettanto. Questo è stato il mio primo scontro con la cultura alimentare marocchina, la mollica. I marocchini, infatti, non la amano, preferiscono un pane basso e quando si trovano di fronte ad un pane alto, colmo di tanto benessere, la tolgono "lbeba (mollica in arabo dialettale) fa ingrassare, si accumula tutta suoi fianchi" Sarà anche vero, ma allora, visto che la tolgono, mi chiedo come mai, la maggior parte delle donne marocchine, hanno fianchi e sedere ben pronunciati!! Un mistero che neanche gli Angela, padre e figlio, potrebbero svelare.

Dieci anni fa (ammazza! è passato tutto questo tempo!!), quando vivevo nel Paese dei balocchi, trovavo nelle panetterie del pane basso e bianco, chiamato "pane arabo" ed ero convinta che fosse quello. Una volta sbarcata in Marocco, ho dovuto fare i conti con la realtà: il pane arabo è tutta un'altra cosa, il pane arabo è questo:

Pane con fiocchi di patate
Pane con acqua di cottura del riso



giovedì 12 settembre 2013

Tre pani in cerca di nome

È domenica mattina, si è svegliato già il mercato... 

Ricordate la famosa canzone di Baglioni?! Ecco, non c'entra nulla. È domenica mattina. Dopo aver aperto gli occhi ed essermi resa conto di dove mi trovo, ma soprattutto, di chi sono, apro il frigorifero e ricordo che devo assolutamente nutrire la mia creatura, il mio terzo figlio... no, non mio marito, che ronfa beato nella camera accanto, ma il mio amato lievito madre. Lo tiro fuori dal frigorifero e, mentre lui tenta di riacquistare una temperatura corporea, considerata normale, io mi dedico ai vari salamelecchi virtuali. Il tempo scorre, le ore passano, si superano... oh perbacco! il lievito! Dopo 3 ore, passato ormai mezzogiorno, rinfresco la creatura. Come solitamente faccio, rinfresco 100 gr per il pane quotidiano e 100 gr per i successivi miracoli. La procedura ormai la conoscete, ne è bombardato il web... prima di panificare o di ritornare in ibernazione, il lievito deve sollazzare fino al raddoppio, a temperatura ambiente e, mentre lui si concede questo lusso, io ritorno alle mie chiacchiere. Il tempo scorre, le ore passano, si superano... oh perbacco! Il lievito! E la storia si ripete. Facendo un veloce calcolo mentale, ricordo che avrei dovuto panificare (ma quanto fa figo!) intorno alle 16,30. Rapido sguardo all'orologio, sospiro di sollievo, uff! sono le 16,00! Mentre riprendo colore, mi sovviene che non ho fatto bollire la patata, elemento diventato ormai indispensabile, per me. E ora che faccio?! Con la rapidità di un bradipo, mi viene in mente l'immagine dei fiocchi di patate e con la stessa velocità, realizzo che mio marito è uscito. Tento di raggiungerlo al cellulare, ma dopo vari tentativi, scopro che lo aveva lasciato a casa! Quante volte avete ripetuto a qualcuno "se si chiama portatile è perché si porta in giro, non si lascia a casa!"?! Non fatelo più, tanto è inutile.